ODE PER FËDOR MICHAJLOVIČ DOSTOEVSKIJ

di Cataldo Dino Meo

Cinque del mattino, ventitré aprile,
Fedör Michajlovič Dostoevskij,
viene strappato dal suo letto e fatto
salire sulla carrozza, scortato
da un soldato, l’ufficiale giudiziario
e un colonnello.
Arrestato senza sapere perché.

Limpida giornata invernale,
all’orizzonte brilla il sole rosso.
In Piazza Semënovskij, i reggimenti
di soldati sono schierati a quadrato,
in lontananza, sotto il bastione,
la folla assiste silenziosa.

Chi ha lanciato contro i russi
l’arcaica maledizione
che li ha sempre voluti senza
un solo giorno di libertà,
anime morte, umiliati e offesi?


Al centro della piazza è stata costruita
un’imponente  impalcatura su cui
ci sono dei pilastri, al suo lato c’è la scala
per salire sopra, la struttura è ricoperta
da teli neri, listata a lutto: il patibolo.

Il prete regge la croce, marcia nella
neve abbondante ormai ghiacciata,
alla testa della colonna di prigionieri:
Oggi ascolterete una giusta
decisione riguardo al vostro caso
;
seguitemi!”.

Dopo il presentatarm delle truppe,
viene ordinato: “Giù i cappelli“.

Quindi il funzionario in uniforme
inizia a leggere la sentenza
del tribunale militare: l’imputato
Dostoevskij è colpevole d’aver
pronunciato in pubblico
una lettera criminale indirizzata
a Gogol’ e di averla passata
a un altro imputato.

Inoltre, egli si è trovato ospite
di un tenente, anch’esso imputato
in questo processo, nella cui
abitazione si è svolta la lettura,
alla presenza di numerose persone,
di un’opera oltraggiosa intitolata
“Conversazione tra soldati”.

Per la mancata denuncia
di questi due scritti delittuosi
contrari alla religione
e al governo, per aver criticato,
in discussioni sovversive
liberali e socialiste, la severità
della censura.

La Corte Marziale
ordina che al tenente-ingegnere
a riposo Dostoevskij
venga tolto il grado, gli siano
confiscate tutte le proprietà
e condannato alla pena di morte
per fucilazione.
L’Imperatore scrive di suo pugno: 
Così sia“.

Chi ha lanciato contro i russi
l’arcaica maledizione
che li ha sempre voluti senza
un solo giorno di libertà,
anime morte
, umiliati e offesi?
 
Il 22 dicembre, sul patibolo,
i detenuti indossano
la tunica e cappuccio bianchi,
il sacerdote gira tra di loro,
porge la Croce e il Vangelo
da baciare, sulle loro teste
si spezzano le spade.

Vengono legati ai pali con corde
e catene, il cappuccio viene
calato sui volti, si sente l’ordine
perentorio: “Puntare!”.

Il plotone d’esecuzione
indirizza le canne dei fucili
contro i carcerati,
si sentono i rulli dei tamburi.
I petti esplodono, i respiri
stroncati nel sangue per sempre!
La vita è finita!

Ma incredibilmente i fucilieri
non premono il grilletto,
non sparano, cambiano direzione,
si alzano in alto, il plotone
d’esecuzione, sciolto, ritirato..

Giunge la comunicazione
che la pena capitale è stata
commutata in lavori
forzati a tempo indeterminato.

Si manifesta, così,
tutta la crudeltà dell’apparato
statale, infatti la revoca
era già stata decisa
dallo zar Nicola il 19 dicembre,
mentre ai condannati
viene comunicata solo all’ultimo
istante, giusto per inscenare
la finta fucilazione,
quando i condannati si trovano
ormai nelle mani dei boia.

Chi ha lanciato contro i russi
l’arcaica maledizione
che li ha sempre voluti senza
un solo giorno di libertà,
anime morte
, umiliati e offesi?
 
Irrimediabilmente segnato
dalla malattia, viene liberato
dalla prigione per buona condotta.
Gli ultimi durissimi anni
li sconta prestando servizio militare
nel settimo battaglione siberiano
al confine con la Cina.

Il giovane Dostoevskij progressista,
democratico, da nichilista-populista,
ribalta radicalmente le sue
concezioni, trasformandole in opinioni
nazionaliste e slavofile, contrapposte
agli occidentalisti come il suo vecchio
amico Ivan Sergeevič Turgenev.

Negli scritti egli attacca l’usuraio
ebreo
affermando decisamente
il suo antigiudaismo, assume la difesa
dell’unico, solo, autentico
cristianesimo, quello della Chiesa
ortodossa russa.

Si dichiara contro il darwinismo
sociale, il materialismo storico,
critica le sentenze giudiziarie lievi.
Polemizza contro tutti i progressisti
che negano la responsabilità
individuale dando sempre la colpa
di tutto all’ambiente sociale,
chiedendo pene leggere per i criminali.

Tuttavia, si esprime  contro la pena
di morte, rifiuta di portare l’idea,
il messianesimo redentore russo come
destino di conquista dell’Europa con la spada,
ma credendo nella forza della fratellanza,
dell’unione mistica-spirituale.

Chi ha lanciato contro i russi
l’arcaica maledizione
che li ha sempre voluti senza
un solo giorno di libertà,
anime morte
, umiliati e offesi?
 
Ho appuntamento al Casinò con Fedör 
per discutere nei dettagli la sua
proposta circa uno scambio che vorrebbe
fare a proposito del rapporto
che mi lega al mio amico Edoardo.

Dovete sapere che io ed Edoardo
al Casinò costituiamo una coppia
di giocatori davvero anomala,
irripetibile, mai vista nella storia
del gioco d’azzardo.

Infatti noi ci muoviamo tra i tavoli
da gioco sulla base di un accordo
sancito molti anni fa: Edoardo mette
i soldi nella mischia.
Se perdiamo, perdiamo i suoi soldi,
se invece vinciamo, dividiamo
il ricavato a metà.

Dopo alcune ore d’attesa nella sala
per fumatori mi si avvicina
una figura d’uomo avvolto in pesante
cappotto nero, un grosso sarcofago
con il volto in ombra sotto un ampio
cappello ricamato d’oro.

Con mio stupore e divertimento
scopro che si tratta di Fedör
in un tentativo di camuffamento
mal riuscito.
Decidiamo di trasferirci
in una sala riservata dove parlare
al riparo da orecchie indiscrete,
sorseggiando il suo amato the nero,
forte e bollente.

Fedör, senza mai togliere il cappello,
inizia dapprima a fare domande
sulla mia vita privata,
poi d’un tratto rompe ogni indugio.

Sono stanco d’inginocchiarmi
in lacrime ai piedi della
mia giovane
moglie per ottenere
i soldi da giocare al Casinò.
Voglio fare un
accordo con te
e il tuo amico Edoardo
:
io prendo il tuo posto e mi unisco
al tuo socio alla roulette due
volte al mese
, in cambio
sono pronto a cedere a entrambi
,
in via definitiva,
i diritti d’autore internazionali
di
Delitto e Castigo“.

Alle sue parole resto di stucco,
sono incredulo, non mi sembra vero,
non riesco a proferire la minima
parola, non riesco a razionalizzare
una risposta, resto esterrefatto,
ma anche sinceramente commosso
per l’incredibile disperazione
di questo psiconauta degli abissi
dell’animo umano, che getta
via il suo genio per una dose minima
d’adrenalina effimera e bugiarda.

In realtà non faccio in tempo
ad aprire bocca quando
irrompono nel salottino privato
decine di agenti dei Corpi Speciali
in assetto antiterrorismo
che afferrano Fedör e lo caricano
su un furgone scuro.

Chi ha lanciato contro i russi
l’arcaica maledizione
che li ha sempre voluti senza
un solo giorno di libertà,
anime morte
, umiliati e offesi?

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